Quando una persona arriva al primo colloquio, quasi sempre ha già provato di tutto. Ne ha parlato con gli amici, ha letto, ha cercato su internet, ha stretto i denti, ha cambiato abitudini. A volte ha già incontrato altri professionisti. Lo psicologo, spesso, è quasi l’ultima spiaggia.
Per questo vorrei raccontarti come lavoro, e cosa intendo quando parlo di psicoterapia interazionista breve. Non è una formula complicata: è un modo preciso di guardare i problemi e di cercare, insieme, una via d’uscita.
Non solo «perché», ma «come»
La prima domanda non è tanto «perché hai questo problema?», quanto «come funziona?». Quando si presenta, in quali situazioni, con chi. Cosa succede prima e cosa dopo. Cosa fai tu, cosa fanno gli altri.
Capire come un problema si mantiene, qui e ora, è spesso il punto di partenza più utile: perché è sul presente che possiamo intervenire, e perché sarà il senso stesso del problema ad aiutarci a capire anche come mai si è formato.
Il significato, per te e per chi ti sta intorno
Sì, perché ogni difficoltà ha un suo significato: per te, per la tua storia, per le persone con cui vivi, lavori, ti relazioni. La stessa ansia può voler dire cose molto diverse per due persone. E può avere un peso diverso in famiglia, nella coppia, al lavoro.
Per questo si parla di approccio interazionista: guardiamo la persona dentro le sue relazioni e il suo contesto, perché è lì che i problemi prendono forma e si mantengono a dispetto di quello che vorremmo.
Le risorse che hai già
Quando si soffre, si tende a vedere soprattutto ciò che non funziona. Eppure ognuno ha delle risorse: capacità, esperienze, persone su cui contare, momenti in cui il problema è più leggero o addirittura assente. Anche queste eccezioni dicono molto.
Una parte importante del lavoro è riconoscerle e usarle. Non partiamo da zero: partiamo da ciò che già sai fare.
Quello che hai già provato
Qui arriviamo a un punto centrale. Paul Watzlawick, con i colleghi del gruppo di Palo Alto, osservò che molti problemi non durano perché sono gravi, ma per via delle soluzioni che proviamo per risolverli. Strategie ragionevoli, a volte suggerite dal buon senso, che ripetute finiscono per alimentare proprio ciò che vorremmo eliminare.
Chi teme di non dormire e si sforza di addormentarsi, restando sempre più sveglio. Chi, per evitare litigi, tace sempre, e accumula tensione. Chi evita ciò che lo spaventa, e intanto la paura cresce.
Spesso paradossalmente il cambiamento comincia proprio da qui: smettere di fare ciò che non funziona e provare qualcosa di diverso, qualcosa che sia generativo di cambiamento dall’interno.
Non è detto che serva ripercorrere tutto il passato
La psicoterapia, per come lavoro io, è un lavoro molto focalizzato, orientato alla generazione del cambiamento, sia profondo che concreto.
A volte ci si aspetta di dover passare mesi a ripercorrere la storia di generazioni prima di poter lavorare sul tema che ci affligge, ma in realtà non è così. A volte ripercorrere il passato può essere utile; altre volte sono più utili altre cose. Lo scopriamo insieme, partendo da ciò che tu già sai di te.
Pensa a un nodo nei lacci delle scarpe. Per scioglierlo non serve ricostruire passo per passo come si è formato: basta lavorarci, con pazienza, adesso. Capire come si è stretto è un lavoro diverso, ma altrettanto utile: ci aiuta a fare in modo che non si riformi in futuro. Sono due lavori distinti, ed entrambi preziosi. Prima si scioglie il nodo, e a partire da come funziona, si comprende anche come si è formato.
Per questo non serve un lungo percorso di analisi preliminare prima di poter lavorare concretamente sul problema. Si comincia subito, intrecciando i due piani.
Il primo è concreto: gestire la situazione e migliorarla, in modo da generare possibilità diverse. L’obiettivo è che il ventaglio delle tue possibilità si allarghi sempre di più.
Il secondo riguarda il significato: nello stesso tempo cogliamo cosa vuol dire per te ciò che stai vivendo. Questo potrà portarti, forse, a riflettere su ciò che ti è successo in passato. Oppure saranno più pertinenti altre cose. Anche questo lo scopriremo insieme, grazie a ciò che già sai di te e a ciò che emergerà durante i colloqui.
Le cose, insomma, si fanno un po’ insieme.
Perché breve
Breve non vuol dire superficiale, e nemmeno bacchetta magica. Vuol dire orientato alla soluzione: si lavora su obiettivi concreti, definiti insieme, e si verifica strada facendo cosa stiamo scoprendo e dove stiamo andando. Il percorso dura il tempo necessario, non di più, non di meno. E ce lo diremo di volta in volta.
