Sono nate da cose che in terapia torno a dire spesso: frasi che ripeto, immagini che uso, cose che vorrei poter lasciare alle persone anche quando escono dallo studio. Ascoltale, leggi i testi, e se pensi a qualcuno a cui potrebbero servire, mandagliele.
Piacere, sono io
Per chi è cresciuto senza spazio per i propri sì e ora sta imparando, una piccola scelta alla volta, a capire cosa vuole.
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Mi hanno chiesto cosa voglio da domani, dalla vita,
e mi è sceso dentro un vuoto come un’ombra tra le dita.
Son cresciuto in una casa dove il posto era già preso,
i miei sì restavan muti sotto un cielo troppo teso.
Non è vero che non sento,
solo non ho le parole:
è una lingua mai imparata,
ma ora posso cominciare.
Piacere, sono io. E qui decido io.
Vado in macchina e decido la canzone del momento,
la mezz’ora che è per me, me la prendo e sperimento.
Non c’è niente di sbagliato, sono un po’ un esploratore,
posso scegliere e sbagliare, per iniziare a capire.
Non è il senso della vita, è una sillaba, un inizio,
ma ogni volta che la dico io ritrovo un altro indizio.
Non so dire cosa sogno ma so bene cosa pesa:
quel telefono che squilla, la domenica già spesa.
E quando provo e non mi trovo è una bussola preziosa:
non mi dice dove arrivo,
ma ogni no disegna un bordo e un po’ meglio mi descrivo.
Piacere, sono io. E qui decido io.
Poi la colpa bussa piano con la voce di una volta:
prima era una sentenza, ma ora la lascio andare,
non è un giudice, ora è un’eco che svanisce piano piano,
la saluto e non mi volto.
Il caffè lo scelgo io, la mezz’ora che è per me,
tra due film, quello che attira di pochissimo, ma c’è.
Non è il senso della vita, è una sillaba, un inizio,
ma ogni volta che la dico io ritrovo un altro indizio.
Piacere, sono io. E qui decido io.
Piacere, sono io. È un piacere essere io.
Un’alba che non chiede permesso
Per quando qualcuno sparisce senza una parola e ti ritrovi a cercare la colpa in te. Il silenzio racconta chi se ne va, non chi resta.
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Ho lasciato la luce in cucina come un faro per chi non ritorna,
il tuo «poi ti racconto» è rimasto lì sospeso da quasi un’estate.
Ogni spunta rimasta da sola è una porta socchiusa sul niente,
e io resto a contare le ore come fossero colpa mia, sempre.
Il silenzio è una risposta anche se non sa parlare,
me lo dico piano, piano, finché smette di far male.
Spengo la luce, spengo, smetto di cercare te,
c’è un’alba che non chiede il permesso a chi non c’è.
Una spunta sola e grigia non dice niente di me,
spengo la luce, spengo e resto qui con me.
Ho cercato un errore nei giorni, tra le foto e i vocali sospesi,
come fosse nascosto un motivo, una colpa da cui ripartire.
Ma non tutto si chiude con garbo, certa gente si scorda il saluto,
e la porta che sbatte nel vuoto parla solo di chi se ne va.
Il silenzio è una risposta anche se non sa parlare,
me lo dico piano, piano, finché smette di far male.
Spengo la luce, spengo, smetto di cercare te,
c’è un’alba che non chiede il permesso a chi non c’è.
Una spunta sola e grigia non dice niente di me,
spengo la luce, spengo e resto qui con me.
E domattina apro le tende, metto il caffè,
chiamo un’amica che mi risponde, e c’è chi c’è.
Spengo la luce, spengo, smetto di cercare te,
c’è un’alba che non chiede il permesso a chi non c’è.
Una spunta sola e grigia non dice niente di me,
la luce l’ho spenta io e resto qui con me.
Prendi il giorno com’è
Per le giornate in cui ti dai un voto anche per come stai. Non c’è una versione giusta di te da raggiungere entro stasera.
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Hai rifatto i conti mentre il caffè si fredda
Hai dato un voto anche a come stai
Ma il sole entra storto sulla tovaglia
E per un attimo non devi spiegarti
Lascia lì la lista, resta qui
Senti il cucchiaino sul bicchiere
Non c’è una versione giusta di te
Che devi raggiungere stasera
Prendi il giorno com’è, senza correggerlo
Lascia che passi, non devi vincerlo
Se ridi piano, va bene così
Se oggi sei qui, sei già qui
Prendi il giorno com’è, senza misurarti
Non serve un motivo per perdonarti
Fai un respiro, guarda intorno a te
La vita succede anche mentre non sai
La tua amica racconta del treno perso
Tu ascolti e il pane si brucia un po’
La stanza si riempie di cose imperfette
E nessuna ti chiede di essere altro
Lascia lì la lista, resta qui
C’è una risata dietro la porta
Non c’è una versione giusta di te
Che aspetta che tu sia pronta
Prendi il giorno com’è, senza correggerlo
Lascia che passi, non devi vincerlo
Se ridi piano, va bene così
Se oggi sei qui, sei già qui
Prendi il giorno com’è, senza misurarti
Non serve un motivo per perdonarti
Fai un respiro, guarda intorno a te
La vita succede anche mentre non sai
Non sei il giudice dei tuoi minuti
Non devi mettere in ordine ogni pensiero
Puoi stare seduta, puoi cambiare idea
Puoi essere umana, soltanto davvero
Prendi il giorno com’è, senza correggerlo
Lascia che passi, non devi vincerlo
Se ridi piano, va bene così
Se oggi sei qui, sei già qui
Prendi il giorno com’è, senza misurarti
Non serve un motivo per perdonarti
Fai un respiro, guarda intorno a te
La vita succede, succede per te
La vita succede anche mentre non sai
E tu puoi restare, così come sei
Respira con me
Cosa fare — e cosa non fare — quando una persona accanto a te sta avendo un attacco di panico. Come lavoro sul panico.
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Amico mio, se ho un attacco di panico,
ti prego, non dirmi che non è niente,
e che basta che mi rilassi.
Resta calmo e stammi vicino.
La tua calma è contagiosa:
voce bassa, frasi brevi, movimenti lenti.
Dimmi “sono qui con te”,
“sembra infinito, ma vedrai che passa”.
Respira con me, piano piano.
Inspira dal naso contando fino a 4,
espira dalla bocca contando fino a 6.
Fallo tu per primo, così ti seguo.
Andiamo insieme in un posto più tranquillo,
un guscio, lontano dalle persone curiose.
Chiedi, non imporre — e poi riportami qui.
Accompagnami a vedere cinque cose che tu vedi,
a toccare quattro cose che tu tocchi,
a sentire tre cose che tu senti.
E poi aspetta. Aspettami, che arrivo.
Dieci minuti, e sarò di nuovo con te.
Onda della notte
Per le notti in cui il sonno non arriva. Da ascoltare al buio, senza doverci fare niente. È un’induzione in stile ericksoniano.
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Se stai ascoltando questo pezzo, probabilmente è notte. Il sonno sembra essersi allontanato. Va bene così. Non c’è niente da sistemare adesso. Proprio adesso non devi fare niente di particolare. Puoi restare dove sei e lasciare che questa voce ti faccia compagnia, ti culli un po’. Puoi tenere gli occhi chiusi, ma anche aperti. Il buio della stanza non ti chiede nulla. Il letto ti sostiene già, senza alcuno sforzo. Lascia che ti accolga e raccolga tutto il peso.
Il peso di queste onde che salgono e scendono, risalgono e scendono. È una canzone. A volte, in cima a un’onda, ci si ritrova svegli. Ma se ti lasci andare, puoi farti dondolare e lasciare che il momento sia un momento di passaggio, un attimo, un respiro prima di tornare a scendere, a lasciarti riposare.
E forse proprio ora la mente vuole parlare. Pensieri sul lavoro, sulle cose da spuntare, conversazioni aperte. Oppure il paradosso: “Ora dovrei dormire.” Ma i sogni, come il sonno, arrivano soltanto quando li lasci andare. Lasciati cullare sull’onda della notte. Affidati al suo ritmo, come una farfalla che si posa sulla mano solo quando la mano resta ferma.
Per i prossimi minuti non hai bisogno di dormire. Hai solo bisogno di riposare. E riposare puoi farlo già adesso.
E ogni volta che espiri, il corpo si fa un po’ più pesante, un po’ più morbido, come se lasciasse andare un peso alla volta, un millimetro alla volta, e tu sei più leggero.
Se il sonno arriva, puoi seguirlo. Se non arriva subito, puoi restare qui, al sicuro, a riposare. Per adesso basta così.
Lasciati andare, fluttua tra le onde,
nello sciabordio dell’acqua
il vento può passare
e lasciarti riposare.
Nello stesso respiro
Un invito a sentirsi parte del mondo. L’aria, l’acqua, la luce, la terra. E tu.
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Fermati un momento, resta dove sei.
Basta cercare, basta provare.
C’è già tutto: tutto quello che c’è è per te, è in te.
L’aria che respiri
è tua e non solo tua.
È passata tra le foglie di un albero stamattina,
è volata sopra il mare,
ha accarezzato le onde e le montagne,
il tempo e lo spazio.
E ora è qui da te.
Entra, esce: l’altalena silenziosa della vita.
Nello stesso respiro
ci siamo tutti dentro.
Niente che comincia,
niente che finisce.
Senti i piedi sulla terra.
Non sei tu che stai lì fermo:
è la terra che ti tiene,
da sempre, senza tempo.
Come te tiene anche i sassi, le radici, l’acqua, i fiumi, i cieli.
Non devi fare niente per restare.
Sei già qui, sei già arrivato.
L’acqua che hai nelle mani, nel sangue, negli occhi
è stata pioggia.
È stata nuvola, è stata neve sulle montagne,
ed è scesa nei torrenti
a irrigare i campi e il cibo,
proprio quello che ora mangi
mentre guardi la TV.
Sei acqua e respiro, connesso a tutto il mondo.
Nello stesso respiro
ci siamo tutti dentro.
Niente che comincia,
niente che finisce.
E la luce che ti arriva
è partita da lontano,
attraversa spazio e tempo per illuminarti piano.
E le stelle che dal cielo ti guidano il cammino
sono segni di un passato che ti sa stare vicino.
Adesso ascolta.
E lascia che possa entrare.
Il canto di un uccello.
Il vento che ti asciuga il pianto.
Le auto in lontananza.
Il brusio dall’altra stanza.
Non sono mere interferenze.
Sono il mondo che ti chiama,
che ti sta dicendo ancora:
ci sono anch’io, sei qui con me.
Ci sei anche tu, sono qui con te.
Nello stesso respiro
ci siamo tutti dentro.
Niente che comincia,
niente che finisce.
In questo stesso istante
qualcuno sta dormendo dall’altra parte del mondo.
Un albero sta crescendo un millimetro alla volta.
E la marea che sale,
che scende e lascia andare.
Qualcuno sta nascendo, qualcuno sta partendo.
E tu che ne fai parte,
fai già parte della storia.
Puoi far sì che ti accompagni
col suo coro di sostegno, una carezza, un pegno.
Nello stesso respiro
ci siamo tutti dentro.
Niente che comincia,
niente che finisce.
Ora puoi tornare,
sapendo che non sei solo,
e non lo sei mai stato.
L’aria, l’acqua, la luce, la terra.
E tu.
Nello stesso respiro.
Nello stesso respiro
ci siamo tutti dentro.
Niente che comincia,
niente che finisce.
Luce di settembre
Sul restare accanto a chi cambia, senza trattenerlo. Una calma presenza, e la luce che resta.
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Ti porto piano
come un vaso pieno
di giorni buoni
e di vetro sopra il seno.
Guardo il tuo passo
farsi piccolo al muro,
ma dentro resta
un posto limpido e sicuro.
E non fa male
se il tempo sa cadere:
io tengo aperta
la porta del vedere.
Siamo ancora qui,
tra il sale e la pazienza,
con il respiro
di una calma presenza.
Luce di settembre,
resta qui con me.
Luce di settembre,
mi somiglia un po’ di più.
E se il cuore trema
io lo lascio andare.
Luce di settembre
sa guarire e sa restare.
Nel piatto vuoto
restano briciole d’oro,
come promesse
che non chiedono lavoro.
Tu non mi perdi
se cambi direzione:
io sono il vento
che ti tiene il nome buono.
E non fa male
se il tempo sa cadere:
io tengo aperta
la porta del vedere.
Siamo ancora qui,
tra il sale e la pazienza,
con il respiro
di una calma presenza.
Luce di settembre,
resta qui con me.
Luce di settembre,
mi somiglia un po’ di più.
E se il cuore trema
io lo lascio andare.
Luce di settembre
sa guarire e sa restare.
Cade una foglia
sul bordo del mio dito
e mi ricorda
che ogni addio è un invito
a non chiudere
la parte più sincera,
a fare spazio
alla tua voce intera.
Luce di settembre,
resta qui con me.
Luce di settembre,
mi somiglia un po’ di più.
E se il cuore trema
io lo lascio andare.
Luce di settembre
sa guarire e sa restare.
Luce di settembre,
resta qui con me.
Luce di settembre,
resta qui con me.
Dico no senza gridare
Sul dire no senza alzare la voce, e sul diritto di esserci per intero. Ne ho scritto anche qui.
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Ho imparato a fare spazio,
a nascondermi nel coro,
a rispondere “va bene”
per non disturbare loro.
Ho chiesto scusa anche al vento
per averlo respirato,
ho lasciato le mie frasi,
mi sono auto-condannato.
Ma qui dentro c’è un rumore
che non vuole più aspettare:
bussa piano, poi più forte,
ora resto ad ascoltare.
Dico no senza gridare,
non lo voglio soffocare,
dico sì se è sì davvero,
non mi serve alcun permesso
per esserci, davvero,
esserci per intero.
Ho diritto a stare al mondo
anche col cuore in gola:
il coraggio non è assenza di paura,
è poterla dire,
anche se a volte è dura.
Mi hanno detto “sei di troppo”
e ho potato ogni mio ramo,
ma conoscono la strada
le radici, se le chiamo.
Non è guerra, non è sfida,
non ti rubo niente, vedi,
se proteggo il mio confine
col gesso sui marciapiedi.
E quel piccolo rumore
ora ha nome e ha colore:
non è rabbia, non è orgoglio,
è la verità che sale.
Dico no senza gridare,
non lo voglio soffocare,
dico sì se è sì davvero,
non mi serve alcun permesso
per esserci, davvero,
esserci per intero.
Ho diritto a stare al mondo
anche col cuore in gola:
il coraggio non è assenza di paura,
è poterla dire,
anche se a volte è dura.
Puoi non capirmi, va bene,
puoi restare, puoi andare,
non mi serve un tribunale,
basta un fiato per cantare.
Un respiro, e la mia voce.
Un respiro, e la mia voce.
Dico no senza gridare,
non lo voglio soffocare,
dico sì se è sì davvero,
non mi serve alcun permesso
per esserci, davvero,
esserci per intero.
Ho diritto a stare al mondo
anche col cuore in gola:
il coraggio non è assenza di paura,
è poterla dire,
anche se a volte è dura.
Se l’ansia, il panico o le notti insonni sono un tema che ti riguarda da vicino, parlarne può aiutare. Qui trovi come lavoro su questo.
