Buona domenica!
C’è una carta dei diritti che nessun parlamento ha mai votato, ma che regola la nostra vita quotidiana molto più di tante leggi. È la carta dei diritti assertivi — e il problema non è che qualcuno ce li neghi: è che spesso siamo noi i primi a non riconoscerceli.
Eccone alcuni. Leggili chiedendoti quali concedi a te stesso e quali concedi agli altri.
- Hai il diritto di dire di no senza sentirti in colpa e senza produrre mille giustificazioni.
- Hai il diritto di cambiare idea.
- Hai il diritto di chiedere ciò di cui hai bisogno (l’altro ha il diritto di rifiutare: chiedere non è pretendere).
- Hai il diritto di sbagliare, assumendotene la responsabilità.
- Hai il diritto di non essere perfetto/a.
- Hai il diritto di dire “non lo so” e “non ne ho voglia”.
Facile, no? Leggerlo, intendo. Perché poi, se ci fate caso, metterli in pratica non è sempre altrettanto automatico. E se prestate ancora un po’ di attenzione e scavate un po’ più a fondo, potreste scoprire che per ogni diritto che non ci riconosciamo, c’è di solito una vecchia regola imparata chissà dove: “se dici no, deludi”, “se chiedi, disturbi”, “se sbagli, vali meno”. L’assertività non è diventare duri: è rinegoziare quelle regole — con rispetto per gli altri e, finalmente, anche per sé.
🌱 L’esperienza della settimana
Rileggi l’elenco e scegli il diritto che ti costa di più — lo riconosci subito: è quello che leggendolo ti ha fatto pensare “e eh, magari”. Questa settimana esercitalo una sola volta, in una situazione a bassa posta: un “no, grazie” senza spiegazioni al volantino o all’aperitivo che non ti va; un “ci penso e ti dico” invece del sì automatico; un “ho cambiato idea” detto sereno. Nota cosa succede: quasi sempre, il disastro previsto — non accade.
Una domanda per la settimana: quale diritto concedo volentieri a tutti — tranne che a me?
A domenica prossima,
un caro saluto 🌼
P.S. Se il tema ti incuriosisce, sul blog trovi la Piccola guida all’assertività.


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