Prima o poi ci crederò anch’io (spoiler: no) 🎭

Buona domenica!

C’è un ospite che si presenta puntuale nei momenti migliori: la promozione, il complimento, il progetto riuscito. Arriva e sussurra: “È stata fortuna. Prima o poi se ne accorgeranno.” È la cosiddetta sindrome dell’impostore, e ha un segreto imbarazzante: frequenta soprattutto le persone capaci. Chi non si fa mai domande sulla propria adeguatezza, di solito, non se le fa per niente.

La cosa interessante è come si mantiene: chi si sente un impostore o lavora il doppio “per non farsi scoprire”, o evita le occasioni “per non rischiare”. In entrambi i casi, quando le cose vanno bene, il merito va alla fatica o alla fortuna — mai a sé. Così la prova che aspettiamo (“vedi che vali?”) non arriva mai: non perché manchi, ma perché l’abbiamo squalificata in partenza.

🌱 L’esperienza della settimana

Questa settimana tieni un piccolo “registro delle prove”: ogni sera, annota una cosa che è andata bene grazie a qualcosa che hai fatto tu — una scelta, una competenza, un’attenzione. Non serve che sia grande; serve che sia tua. E quando arriva un complimento, prova l’esperimento più difficile di tutti: rispondi solo “grazie”. Punto. Senza “ma è stato facile”, senza “merito del team”. Osserva che effetto fa lasciarlo entrare.

Una domanda per la settimana: se un’amica mi raccontasse i miei stessi risultati, direi anche a lei che è stata solo fortuna?

A domenica prossima,
un caro saluto 🌼

P.S. La sensazione di non valere abbastanza ha radici che si possono esplorare: ne parlo nella pagina dedicata all’autostima.


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