Buona domenica!
Immagina questa scena: hai gestito una riorganizzazione aziendale, hai tenuto insieme una famiglia durante una malattia, sai esattamente cosa serve a ciascuna delle persone che ti stanno intorno. Poi qualcuno ti chiede: “Ma tu? Tu cosa vorresti?”
Silenzio. Poi: “In che senso? … Non so, non ci ho mai pensato…”
Non è mancanza di immaginazione
La lettura più comune è che si tratti di poco spirito di iniziativa, o di passività, o di modestia. Più spesso è simile a una specie di paura di disturbare, ma più profonda. Chi è cresciuto in una casa dove quelle domande non c’erano, perché lo spazio era occupato da urgenze più grandi, non ha semplicemente rimandato di soddisfare i propri desideri, tenendoli in fila ad aspettare il loro momento. Non ha mai imparato ad accorgersi di averne, a riconoscerli. Non ha avuto occasione di costruire il vocabolario per dirli, nemmeno a se stesso.
Per chi nell’infanzia ha imparato a esistere in funzione dell’altro, avere un desiderio proprio era rischioso. Voleva dire sottrarre risorse, incrinare un equilibrio, tradire qualcuno. Meglio non formulare nulla che formulare qualcosa di pericoloso.
“Che cosa vuoi davvero nella vita?” è una domanda che, posta a bruciapelo a una persona in questa situazione, non può che produrre il vuoto. È troppo grande, troppo astratta, e soprattutto chiede di esercitare in un colpo solo una capacità che non è stata allenata. È come chiedere a qualcuno che non ha mai corso di fare una maratona per capire se gli piace correre. Il fallimento è garantito, e il fallimento conferma la convinzione di partenza: “vedi, io non sono capace”.
L’errore non è della persona. È della domanda.
Partire dal basso, e partire dal fastidio
Quello che funziona è scendere di quota fino a un livello base. Ma proprio base.
Non “cosa vuoi dalla vita”, ma: al bar, il caffè lo prendi come lo prendi tu o come lo prende chi è con te? Se stasera nessuno ti chiedesse niente, cosa faresti nella prossima mezz’ora? Di due film, quale ti attira di più, anche di pochissimo?
Micro-preferenze. Sembrano irrilevanti, ma non lo sono: sono l’allenamento con cui si costruisce lo spazio per esserci.
C’è poi una seconda via d’accesso, spesso più rapida. Il desiderio può essere difficile da trovare, il fastidio quasi mai. Chi non sa cosa vuole di solito sa benissimo cosa lo infastidisce: quella riunione, quella telefonata, quel weekend già promesso. Il fastidio è una bussola ingombrante ma utilissima, perché indica una direzione anche quando non indica una meta.
E il “no” ha una proprietà che il “sì” non ha: rende visibile un confine. Ogni volta che rifiuti qualcosa, scopri qualcosa sulla forma di ciò che vuoi.
Il senso di colpa arriverà
Un avvertimento onesto, perché altrimenti l’esercizio si interrompe alla prima prova.
Le prime volte che esprimi una preferenza tua, quasi certamente sentirai senso di colpa. Non è un segnale che stai sbagliando: è la vecchia regola del sistema che protesta, perché per anni avere bisogni propri ha coinciso con il rischio di togliere qualcosa a qualcuno.
Il senso di colpa, in questi casi, non è una bussola morale. È un’abitudine relazionale a occupare un certo posto nel mondo. E a un certo punto puoi alzarti e cambiare posto. Per un po’. Per vedere cosa si prova da lì.
Un punto da cui iniziare
Per una settimana, una volta al giorno, esprimi ad alta voce una preferenza minima davanti a un’altra persona. Il ristorante, il film, l’orario, la strada da fare.
Senza motivarla, senza chiedere se va bene a tutti, senza aggiungere “però per me è uguale”.
Sono sette frasi in sette giorni. È esattamente da lì che si ricomincia e si cambia posto: un centimetro alla volta, il mondo si sposta.
Novità sul sito
In queste settimane ho aggiunto qualcosa di nuovo, e mi fa piacere se lo scopri anche tu.
Cinque canzoni nuove. Sono nate da cose che in terapia torno a dire spesso. Le trovi tutte sulla home del sito, con i testi e il modo per condividerle.
• Respira con me — cosa fare, e cosa non fare, quando una persona accanto a te sta avendo un attacco di panico.
• Onda della notte — per le notti in cui il sonno non arriva.
• Nello stesso respiro — sul sentirsi parte del mondo.
• Luce di settembre — sul restare accanto a chi cambia, senza trattenerlo.
• Dico no senza gridare — sul dire no senza alzare la voce, e sul diritto di esserci per intero.
Un video nuovo: Come scegliere lo psicologo giusto per te. Psicologo, psicoterapeuta o psichiatra: chi fa cosa, come orientarsi e cosa chiedere al primo colloquio. C’è anche la versione scritta, se preferisci leggere.
Tutti gli articoli pubblicati finora, invece, sono raccolti qui.
A domenica prossima,
un caro saluto 🌼


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